COOPERARE CON GLI ESCLUSI PER UNA CASA E UN LAVORO DIGNITOSI

16 giugno dalle 17 alle 19
Diritto al lavoro e diritto alla casa sono spesso richiamati come principi alla base della dignità di ogni persona, certo assieme al diritto al cibo, alla salute, alla istruzione, alla libertà e ad ogni prerogativa che possa riconoscere il valore di ciascun individuo responsabile e rispettoso dei diritti di ogni altro soggetto.
Naturalmente non basta evocarli, i diritti, perché vengano garantiti. Servono circostanze ambientali, condizioni economiche, sociali, culturali, di contesto istituzionale e di volontà politica che possano affermarne l’importanza, renderli cogenti, per tradurli almeno in parte in compimenti di una vita dignitosa, senza retorica ininfluente o colpevolizzante.
Non è sufficiente, per rimanere alla casa e al lavoro, con l’emergenza abitativa e la disoccupazione dilagante che stiamo attraversando, invocare la legalità per risolvere con gli sgomberi le occupazioni di edifici dismessi da parte di disperati senza dimora o l’attivazione delle persone senza lavoro che si devono impegnare per la loro occupabilità, emendandosi da una condizione socialmente riprovevole, anche se il lavoro strutturalmente manca, e non si può addebitare la colpa ai singoli di un problema collettivo.
Ma, come spesso succede, con il silenzio della politica o la proceduralità burocratica degli apparati, risulta più semplice dichiarare sbrigativamente la condivisione a principi e diritti astratti per giustificare comportamenti contrari alla loro concreta esigibilità, senza sforzo per trovare mediazioni efficaci, in nome almeno di una esistenza decente per chi non ha ne casa ne lavoro, secondo un minimo di giustizia, equità sociale; se vogliamo di civiltà e umanità.
Non è, infatti, civile e umano che ci siano famiglie con bambini, genitori senza lavoro, senza casa, nell’indigenza, soprattutto in una città benestante come Bologna, nonostante la crisi. Vengono meno tanti altri diritti, mai scontati, quando non si può garantire una alimentazione decente ai bambini, l’educazione e l’istruzione che meritano, la possibilità di costruirsi un futuro migliore, e non già negativamente predestinato.
In tali frangenti, l’occupazione di edifici inutilizzati, come nel caso degli immobili di via De Maria, della ex Telecom in via Fioravanti e più recentemente della ex Dima in via Emilia Levante, sono il male minore e non è sufficiente appellarsi alla legalità e ad inesistenti politiche o procedure di accesso alla edilizia pubblica per lavarsi la coscienza e non affrontare il problema di come trovare almeno soluzioni appropriate.
Stesso dicasi per il lavoro, che strutturalmente manca, con l’esclusione sine die di molte persone, a prescindere dalla individuale volontà di impegnarsi, attivarsi, accettare qualsiasi opportunità di impiego, più o meno regolare, sottopagato, discontinuo. Se il lavoro non c’è non è colpa delle persone che non lo trovano; men che meno è colpa dei figli, minori, di queste persone, che, almeno per la loro condizione di particolare fragilità infantile, andrebbero tutelati, assieme ai genitori.
Qui grida ormai allo scandalo di civiltà la mancanza di una misura nazionale di sostegno al reddito, a contrasto della povertà, sia essa nella veste del reddito di cittadinanza, di quello minimo di inserimento o di ultima istanza altrimenti detto (ognuno con le proprie specificità e differenze, tuttavia conciliabili, solo lo si voglia).
Almeno a livello locale, regionale, andrebbe urgentemente prevista una misura che dia sussistenza economica prioritariamente a chi non ha né casa, né lavoro, con bambini, finanche immaginando azioni di politica attiva del lavoro che possano coinvolgere in percorsi formativi e di tirocinio gli adulti nelle attività di ripristino, manutenzione e messa in sicurezza di immobili pubblici, ma anche privati, da lungo tempo abbandonati e altrimenti soggetti a progressivo degrado, ridandogli una funzione di bene comune abitativo.
Non è certo la realizzazione del diritto alla casa e al lavoro, ma un tentativo di dare dignità alle persone, rendendole partecipi della risposta da dare ai propri bisogni abitativi e occupazionali, in una situazione di generale grave criticità.
p. AILeS Leonardo Callegari
VEDIAMOCI PER PARLARNE CON AMELIA FRASCAROLI
Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bologna
16 giugno dalle 17 alle 19
Alla BUCA DEL PALLONE, in via Del Pallone, 4
con aperitivo al termine offerto dalla coop. sociale LA PICCOLA CAROVANA
A.I.L.e S. Associazione di Promozione Sociale ex L. 383/2000 – CF 91307470376
(Anastasis, Consorzio SIC, C.S.A.P.S.A., Gavroche, Kifasa,
La Carovana, L’Orto, SEACoop, AccaParlante, Amici di Piazza Grande)
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Tel. 051/264013 – 264113 Fax. 051/272867 – e mail associazioneailes@libero.it
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